Decreto golden power: nuova incognita sulla tecnologia 5G in Italia

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Ernst & Young stima una dilazione dell’avvento del 5G di almeno 12-18 mesi

 

Il neo-insediato governo attiva lo scudo sulle tecnologie 5G, esercitando il golden power. Si tratta di un esecutivo che impone alle aziende di notificare gli acquisti da aziende extra-europee per costruire le nuove reti 5G. Il principio ad esso sottostante è il monitoraggio di tecnologie potenzialmente critiche, prima che vengano installate.

 

Per questo motivo, il governo si riserva il potere di accettare, bloccare, o imporre prescrizioni o condizioni alle aziende di telecomunicazioni.

 

Il rebus si complica! Da un lato si vogliono proteggere gli interessi delle grandi aziende europee da acquirenti stranieri. Dall’altro ci sono i colossi cinesi Huawei e Zte che, fino a poco tempo fa protagonisti nel programma di sviluppo tecnologico in Italia, hanno subito restrizioni anche dagli alleati europei.

 

 

Quindi, i prossimi saranno mesi decisivi!

Infatti, il ministro dello Sviluppo economico ha esercitato il golden power anche sui contratti per l’acquisto di beni e servizi di Linkem, su un’operazione di Vodafone e infine sulle forniture di Huawei e Zte  a Wind Tre e Fastweb.

Si fa largo il timore di un brusco rallentamento nella corsa alle reti 5G, che vede finora aveva visto l’Italia in prima linea.

A questo proposito, la ricerca di EY fuga tutti i dubbi: salvo eventuali ritardi burocratici, le reti 5G copriranno il 30% della popolazione entro il 2020, per raggiungere una copertura dell’85% entro il 2023. Tuttavia, sulla base dei recenti avvenimenti, si stima un ritardo nella diffusione del 5G di almeno 12-18 mesi. Un rallentamento che si tradurrebbe in una mancata crescita del Pil tra i 2,9 e i 4,3 miliardi.

 

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